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Blog del Tennis Club Triestino

13 luglio 2007

 

torneo under 12

“Io ne ho visto di tennis…che voi umani non potreste neanche immaginare…” non so se sentirmi una replicante della generazione over 45 o Gianni Clerici.
Non possiedo il dono dell’immortalità come Rutger Hauer in Blade Runner e ancor meno la competenza e la magistralità del re del giornalismo dei gesti bianchi.
Ma ritengo di aver “goduto” di tutti gli spettacoli tennistici probabili e meno, almeno degli ultimi 3 lustri.
Over 35, tornei gialli, veterani, disfide invernali a squadre con “ricchi” premi e grandi rivalità; doppi misti drammatici, piccoli tornei di fine scuola Scat con centinaia di medaglie, competizioni dei P.I.A. e poi magnifiche Coppa Davis – dal vivo e in TV – Federation Cup, centri federali e decine di maestri ad aggiornarsi su tecniche d’insegnamento avveniristiche, la prima categoria, già A, e via via scendendo fino ai campioni “comprati” per rinforzare squadre di dispersi paesi della provincia.
Mi sono, peraltro, deliziata con i Super Nine, Roma, Parigi, ho toccato l’erba di Wimbledon e sofferto accanto alla moglie di Boris Becker e alla mamma di Arantcha Sanchez.
Ho rincorso Nadal, a New York, telefonando contemporaneamente alla mia Carolina e, da zia attempata per questi inseguimenti, trasecolando, le ho descritto la bellezza mozzafiato del talento maiorchino.
A volte mi sono rifiutata, quasi in preda alla nausea, di partecipare a qualche drammatica cena sociale, o sofferto prima di una premiazione assistendo ad interminabili scambi con lob che non toccavano mai terra, caldo da cucina dello Zaire, zanzare e sorrisi ingessati.
Pubbliche relazioni? No. Forse solo amore acquisito, trasmesso quasi per osmosi, da quella specie di onlus del tennis – come lo chiamo io – che è mio marito.
Ma quando arriva la prima settimana di luglio, a Trieste, ormai da sei anni, al TCT di Padriciano è il tempo del Torneo Internazionale under 12.
E ogni anno l’evento, l’emozione e lo stupore si rinnovano.
Puntualmente addotto, idealmente, uno o due mini tennisti, e li seguo come fossero figli miei. Di mini in realtà hanno solo l’età, ma il coraggio, la forza, la competitività di quelli che sono ai vertici.
Il Club si riempie, si anima in misura quasi violenta, la vita sociale – quella lenta e godibile consuetudine – si annulla e viene sostituita da centinaia di voci, da idiomi tra i più disparati, dall’inglese più strampalato del mondo.
La Club house pullula di allenatori, genitori, panini, gelati, bibitoni energetici e decine e decine di thermo bag di depositano sull’erba, trasportation che vanno e vengono dall’albergo al circolo – vetri appannati.
Tanti amici si trasformano in piccoli nemici - ma solo per mezz’ora. Poi tutti di nuovo insieme a giocare, piedi scalzi sul green set, o nascondino – giochi antichi per campioncini nuovi nuovi.
Al primo turno dopo le qualificazioni, sul campo centrale scende una piccola biondina, perfida nel gioco, iper concentrata, spara palle che viaggiano come un Euro Star, è già la copia – formato mignon – della cugina Maria, ma Daria Sharapova non emette gemiti, in compenso disdegna le fotografie come una piccola diva, alza la manina e volge la testa altrove.
Perde al primo turno – ma vincerà il “ Consolation” .
Quest’anno, per la prima volta, c’è un nutrito gruppo di francesini, un tennis meraviglioso, rovesci in back con una mano, serve and volley – gesti classici per un tennis d’autore.
Un francese almeno per ogni finale dei singoli – nel doppio solo loro. Ma la prima europea, un metro e 35, al massimo 25 chili, undici anni da compiere a dicembre, lo sguardo rapace, un livello di concentrazione proverbiale, colpi lunghi, visione di gioco stupefacente, treccine bionde , come ogni olandese che si rispetti, - ma al posto degli zoccoletti le ali -, uccide in 2 set la francesina, 20 centimetri più di lei, una signorina con lo stesso rovescio di Amelie Mauresmo.
Nel centrale imbandierato, gli spalti sono pieni, arriva il momento del singolare maschile, si rinnova la disparità fisica, da una parte un minuscolo sudafricano, già protagonista lo scorso anno in finale, Waine – come il più noto connazionale Ferriera – dall’altro un francesino biondo delicato, ma fisicamente più adulto e con più forza nel braccio.
Il publico si esalta Waine è un piccolo grande uomo e rapisce grandi e bambini pochi gli ALE’ troppi i COME ONE. E vince la tattica la costanza giganteggia sul centrale un bimbo che pare avere non più di nove anni.
Premiazioni, ovazioni poi si torna ad essere bambini chi in campo di calcio chi in piscina.
E’ l’ora dei saluti, il TCT torna ad essere il paradiso d’ordine di sempre.
Li guardo partire e sogno un under 14 per rivederli tutti il prossimo anno.

 

torneo under 12

“Io ne ho visto di tennis…che voi umani non potreste neanche immaginare…” non so se sentirmi una replicante della generazione over 45 o Gianni Clerici.
Non possiedo il dono dell’immortalità come Rutger Hauer in Blade Runner e ancor meno la competenza e la magistralità del re del giornalismo dei gesti bianchi.
Ma ritengo di aver “goduto” di tutti gli spettacoli tennistici probabili e meno, almeno degli ultimi 3 lustri.
Over 35, tornei gialli, veterani, disfide invernali a squadre con “ricchi” premi e grandi rivalità; doppi misti drammatici, piccoli tornei di fine scuola Scat con centinaia di medaglie, competizioni dei P.I.A. e poi magnifiche Coppa Davis – dal vivo e in TV – Federation Cup, centri federali e decine di maestri ad aggiornarsi su tecniche d’insegnamento avveniristiche, la prima categoria, già A, e via via scendendo fino ai campioni “comprati” per rinforzare squadre di dispersi paesi della provincia.
Mi sono, peraltro, deliziata con i Super Nine, Roma, Parigi, ho toccato l’erba di Wimbledon e sofferto accanto alla moglie di Boris Becker e alla mamma di Arantcha Sanchez.
Ho rincorso Nadal, a New York, telefonando contemporaneamente alla mia Carolina e, da zia attempata per questi inseguimenti, trasecolando, le ho descritto la bellezza mozzafiato del talento maiorchino.
A volte mi sono rifiutata, quasi in preda alla nausea, di partecipare a qualche drammatica cena sociale, o sofferto prima di una premiazione assistendo ad interminabili scambi con lob che non toccavano mai terra, caldo da cucina dello Zaire, zanzare e sorrisi ingessati.
Pubbliche relazioni? No. Forse solo amore acquisito, trasmesso quasi per osmosi, da quella specie di onlus del tennis – come lo chiamo io – che è mio marito.
Ma quando arriva la prima settimana di luglio, a Trieste, ormai da sei anni, al TCT di Padriciano è il tempo del Torneo Internazionale under 12.
E ogni anno l’evento, l’emozione e lo stupore si rinnovano.
Puntualmente addotto, idealmente, uno o due mini tennisti, e li seguo come fossero figli miei. Di mini in realtà hanno solo l’età, ma il coraggio, la forza, la competitività di quelli che sono ai vertici.
Il Club si riempie, si anima in misura quasi violenta, la vita sociale – quella lenta e godibile consuetudine – si annulla e viene sostituita da centinaia di voci, da idiomi tra i più disparati, dall’inglese più strampalato del mondo.
La Club house pullula di allenatori, genitori, panini, gelati, bibitoni energetici e decine e decine di thermo bag di depositano sull’erba, trasportation che vanno e vengono dall’albergo al circolo – vetri appannati.
Tanti amici si trasformano in piccoli nemici - ma solo per mezz’ora. Poi tutti di nuovo insieme a giocare, piedi scalzi sul green set, o nascondino – giochi antichi per campioncini nuovi nuovi.
Al primo turno dopo le qualificazioni, sul campo centrale scende una piccola biondina, perfida nel gioco, iper concentrata, spara palle che viaggiano come un Euro Star, è già la copia – formato mignon – della cugina Maria, ma Daria Sharapova non emette gemiti, in compenso disdegna le fotografie come una piccola diva, alza la manina e volge la testa altrove.
Perde al primo turno – ma vincerà il “ Consolation” .
Quest’anno, per la prima volta, c’è un nutrito gruppo di francesini, un tennis meraviglioso, rovesci in back con una mano, serve and volley – gesti classici per un tennis d’autore.
Un francese almeno per ogni finale dei singoli – nel doppio solo loro. Ma la prima europea, un metro e 35, al massimo 25 chili, undici anni da compiere a dicembre, lo sguardo rapace, un livello di concentrazione proverbiale, colpi lunghi, visione di gioco stupefacente, treccine bionde , come ogni olandese che si rispetti, - ma al posto degli zoccoletti le ali -, uccide in 2 set la francesina, 20 centimetri più di lei, una signorina con lo stesso rovescio di Amelie Mauresmo.
Nel centrale imbandierato, gli spalti sono pieni, arriva il momento del singolare maschile, si rinnova la disparità fisica, da una parte un minuscolo sudafricano, già protagonista lo scorso anno in finale, Waine – come il più noto connazionale Ferriera – dall’altro un francesino biondo delicato, ma fisicamente più adulto e con più forza nel braccio.
Il publico si esalta Waine è un piccolo grande uomo e rapisce grandi e bambini pochi gli ALE’ troppi i COME ONE. E vince la tattica la costanza giganteggia sul centrale un bimbo che pare avere non più di nove anni.
Premiazioni, ovazioni poi si torna ad essere bambini chi in campo di calcio chi in piscina.
E’ l’ora dei saluti, il TCT torna ad essere il paradiso d’ordine di sempre.
Li guardo partire e sogno un under 14 per rivederli tutti il prossimo anno.

10 luglio 2007

 

Mi sento molto onorata!
Apro il blog del TCT!

Grazie Luca, rapidissimo e super efficiente.

Malgrado la splendida giornata, ventosa e piena di sole, oggi non sono riuscita a passare qualche ora a Padriciano.
La mia nuova attività di "badante" del povero Claudio affetto dal virus killer " stordisci e barcolla ", mi tiene incollata alla sua persona.

Nicoletta,

10 luglio 2007 22.15


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